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SABATO 21 GENNAIO 2012
Associazione Culturale La Chioma di Berenice, via Duomo, 20 – Avellino
Ore 19.00
Mostra di Pittura “Ritornello, da Tracce di Ernst Bloch”
a cura di Peppe Barile.
“È curioso ciò che molti fanno quando nessuno li guarda. C’è chi di mattina fa le smorfie, chi si mette a ballare, i più cominciano a cantare sottovoce e senza senso. Nei tempi morti, pagano un conto, canticchiano qualcosa di incomprensibile che non ascoltano nemmeno, dentro cui però trovare molto. È allora che cadono le maschere o se ne mettono altre, dipende, la cosa è abbastanza comica. Quando sono soli, molti sono come smarriti; cantano l’aria di ciò che è accaduto solo una volta e non ha avuto esito. Sono marionette sbilenche, che vaneggiano perché li si è costretti a essere degli adulti sempre più sconnessi e vuoti”. da: Ritornello, Tracce di Ernst Bloch.


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“L’ uomo vive ancora nella preistoria, perché ogni cosa si trova ancora prima della creazione del mondo quale mondo giusto. La vera genesi non è all’ inizio, ma alla fine, ed essa inizia a cominciare solo quando la società e l’esistenza diventano radicali, cioè mettono radici”. da Tracce di Ernst Bloch
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Incontro conviviale con l’artista
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La chioma di Berenice
Berenice II fu la più famosa delle Principesse e Regine d’Egitto. Figlia di Magos, Re di Kyrene, visse dal 246 al 221 a. C. Fu sposa di Tolomeo III Evergete e fu -si racconta- uccisa da suo figlio Tolomeo IV. Da un ricciolo della sua chioma e dalla stessa intera chioma è nata la sua leggenda. Innamoratissima del marito fece un voto: avrebbe sacrificato la sua chioma in cambio del ritorno vittorioso del suo sposo da una spedizione militare in Siria, dedicandola ad Afrodite. Tolomeo ritornò con un vistoso bottino e Berenice fu lieta di adempiere al voto. Ma il giorno dopo la chioma regale sparì dal Tempio.
Con il nome “Chioma di Berenice” fu allora denominata la nuova costellazione fra Boote e Leone, scoperta da Conone di Samo astronomo di Corte. Tale nome tuttora esiste e ci ricorda il mito di Afrodite che l’avrebbe trasferita dal Tempio al Firmamento, nello stesso modo come gli Dei avevano trasferito la corona di Arianna. Questa storia venne cantata in tempi remoti da Callimaco, con un poemetto in latino da Catullo (carme 66), e tradotto successivamente dal Foscolo. L’elegia di Callimaco fu anche alla base, nel 1712, dell’opera satirica in forma di poema scritta da Alexander Pope “Il ricciolo rapito“, in cui la ciocca di Berenice venne mutata in stella.
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…] chi scruto’ nell’immenso firmamento e apprese delle stelle, delle albi, dei tramonti
e come il fiammeggiante lume del sole si scuri
e in tempi fissi le costellazioni vengano meno
quel conone nel chiarore celeste vide me
una ciocca recisa dalla chioma di Berenice [...]
(traduzione dal poemetto di Callimaco ”La chioma di Berenice” )
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La stella più luminosa della chioma – “Comae Berenices”, detta anche Diadema – è poco più luminosa del sole. Ciò ci da un’idea di come apparirebbe debole il Sole ad una distanza di 27 anni luce, che è la distanza che separa la Terra dalla “Chioma”.
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