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la vita il Jazz e l’improvvisazione

gennaio 14, 2012

la vita il Jazz e l’improvvisazione

“.….se i musicisti sono capaci di improvvisare, è perché conoscono le regole e i materiali della loro disciplina, al punto da permettersi di trasgredirli in modo creativo. Per rendere conto dell’improvvisazione bisogna dunque spiegare sia i vincoli a cui essa è sottoposta, sia la competenza necessaria per creare qualcosa di nuovo. Il jazzista non sa in anticipo quali idee genererà nel corso dell’esecuzione, né può – in una performance improvvisata – “tornare indietro”. Può però rivolgersi a quello che è stato già suonato (da lui o da altri), ed estenderlo, creando così delle forme retrospettivamente. Benché l’improvvisazione trovi la sua consacrazione definitiva nel jazz, essa costituisce una pratica culturale prima ancora che musicale. In fondo la situazione del jazzista assomiglia a tante altre della vita quotidiana: si improvvisa conversando, in un gioco sportivo, cucinando, di fronte agli ordinari piccoli imprevisti come ai grandi eventi esistenziali per i quali non disponiamo di un copione“.  Tratto dalla recensione al libro di Davide Sparti – “Suoni inauditi. L’improvvisazione nel jazz e nella vita quotidiana” Il Mulino editore 2005.

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“Tutte le arti mirano al superamento delle convenzioni estetiche e culturali esistenti. Nel jazz, questa caratteristica tensione è condotta alle estreme conseguenze. Nell’assolo riuscito il jazzista non esprime un’identità già data, ma scopre nuove identità possibili, sempre incompiute e provvisorie; deve, in altre parole, smarrire la propria identità nel momento stesso in cui la trova. Il jazzista che improvvisa è così esposto a due rischi: da una parte, quello di percorrere strade già battute, ossia il rischio della stagnazione; dall’altra, quello di risultare incomprensibile per chi lo ascolta, ossia il rischio dell’isolamento. Nell’improvvisazione si riproduce dunque in massimo grado la situazione paradossale dell’artista, stretto fra la spinta a trasformarsi per essere originale e la necessità di definirsi per essere riconoscibile”. Tratto dalla recensione al libro di Davide Sparti – “L’ identità incompiuta. Paradossi dell’improvvisazione musicale” Il Mulino editore 2010.

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La vita è un po’ come il jazz… è meglio quando s’improvvisa.  George Gershwin (Brooklyn, 26 settembre 1898 – Hollywood, 11 luglio 1937)

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Il jazz e l’amore sono le cose più difficili da descrivere razionalmente.  Mel Torme (Chicago, 13 settembre 1925 – Los Angeles, 5 giugno 1999)

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Il jazz non lo puoi spiegare a qualcuno senza perderne l’esperienza. Dev’essere vissuto, perché non sente le parole. Le parole sono i fanciulli della ragione, e quindi, non possono spiegarlo. Queste non possono tradurre il feeling perché non ne sono parte. Ecco perché mi secca quando la gente cerca di analizzare il jazz come un teorema intellettuale. Non lo è. E’ feeling. Bill Evans  (Plainfield, 16 agosto 1929 – New York, 15 settembre 1980) - http://www.billevanswebpages.com/

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luce al Centro sul Jazz di Innarella-Olivieri

gennaio 7, 2012

Rivendico fortemente il fatto di essere un musicista di jazz. Mi sono formato sul free, ma poi ho compiuto un percorso a ritroso, ho ascoltato tutto, da Fletcher Henderson al quartetto di Coltrane a Charles Mingus, innamorandomene giorno dopo giorno. Credo che il jazz sia come un palazzo dal quale non puoi togliere un solo mattone” P. Innarella – intervista a All About Jazz Italia 2003.

Il free jazz, quando è vero è la musica piu’ bella del mondo. Composizione istantanea, stato d’animo dell’attimo. E’ la musica” A. Olivieri – intervista a Jazzit 2011.

luce al Centro sulla festa del colore

gennaio 2, 2012

Venerdì 6 gennaio ore 10.00

Casina del Principe – Corso Umberto I – Avellino – Ingresso libero

La creatività dei bambini con G. Spiniello e l’Albero Vagabondo

Si svolgerà la mattina del 6 gennaio nei locali al piano terra del cortile della Casina del Principe “la festa del colore con Giovanni Spiniello e l’Albero Vagabondo.

Un incontro, nel giorno dell’Epifania, dedicato soprattutto ai bambini ed alla loro creatività e che finirà per coinvolgere i genitori, come avvenuto nella affollata scorsa edizione.

Con i suggerimenti del maestro Giovanni Spiniello i bambini potranno esprimere la loro creatività con i colori e le tempere miscelate secondo la loro fantasia e dedicare un disegno alla tematica dell’Albero Vagabondo, progetto di sensibilizzazione sui temi della salvaguardia dell’ambiente che da vari anni attraversa i paesi e le località più suggestive dell’Irpinia.

Tutto il materiale da disegno sarà fornito gratuitamente ai giovani artisti.

http://terrafuocoarte.wordpress.com/edizione_2011_2012/06_gennaio_2012/

http://www.giovannispiniello.it/ ; http://www.alberovagabondo.it/

luce al Centro sul laboratorio musicale

gennaio 2, 2012

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Venerdì 6  - Sabato 7 – Domenica 8 Gennaio - (ore 10.00-13.00  +  16.00-20.00)

Casina del Principe – I piano, rampa a destra rispetto all’atrio di Ingresso

Corso Umberto I – Avellino – Ingresso libero

Domenica 8 Gennaio ex Chiesa del Carmine in via Clausura – Avellino, a partire dalle ore 20.00. Concerto conclusivo del workshop – Ingresso libero

Le tecniche di improvvisazione musicale di P. Innarella, A. Olivieri ed F. Manna

Venerdì 6 Gennaio, a partire dalle ore 10, al primo piano della Casina del Principe, vedrà l’avvio del laboratorio (workshop) musicale dedicato alle tecniche di improvvisazione a partire dalla matrice Jazz di Pasquale Innarella ed Angelo Olivieri, e dalla base ritmica del mediterraneo attraverso i vari strumenti a percussione di Francesco Paolo Manna. Gli artisti coinvolti incontreranno gli allievi in tre giorni di seminari e performance musicali (6/7/8 gennaio dalle ore 10 alle ore 20), che culmineranno in un concerto conclusivo dei partecipanti all’interno dell’ex Chiesa del Carmine in via Clausura ad Avellino, a partire dalle ore 20.00.

I due noti jazzisti Pasquale Innarella ed Angelo Olivieri illustreranno il tema dell’improvvisazione musicale di gruppo ed alcune delle possibili metodologie, utilizzando il famoso metodo di direzione di Butch Morris -noto musicista ed ideatore della tecnica conduction, ovvero di improvvisazione libera- con il quale gli artisti impegnati nel laboratorio musicale hanno collaborato in passato. Pasquale Innarella ha recentemente partecipato in Irpinia alla direzione ed esibizione della rusticaxband, gruppo di giovani artisti che si rifà alle tradizionali Jazz band acustiche; Angelo Olivieri si è esibito ad Avellino lo scorso anno con il quartetto Vian di M. Vietri. Entrambi hanno partecipato alla recente rassegna Lioni Jazz 2011, anche all’interno di un laboratorio e seminario di musica Jazz.

Francesco Paolo Manna introdurrà gli allievi al ritmo delle percussioni unendo, attraverso la musica dei tamburi, le diverse culture che si affacciano e che hanno avuto contatti con il Mediterraneo. Saranno impiegati strumenti tradizionali a percussione e saranno illustrate le relative tecniche di base con applicazioni nei diversi stili musicali. Il tamburello italiano sarà impiegato rispetto ai vari generi musicali della tradizione Italiana. Le lezioni spazieranno dal tamburello arabo Riq -impiegato in Siria, Egitto, Turchia, Tunisia ed Algeria-, al tamburello Tar originario del Sudan, fino al tamburo Mazhar, così denominato in Egitto -chiamato Tef in Turchia- ed oggi comunemente ricordato come Bodhran. La tradizione meridionale della tammorra, in tal modo, si confronterà con altre interessanti culture musicali.

Per chi non dispone di strumenti verranno forniti per la durata del laboratorio, limitatamente al numero disponibile. La partecipazione al laboratorio musicale è gratuita, ma è richiesta una conferma via e-mail (futile@email.it).

L’obiettivo del seminario musicale di Terrafuoco è di riunire vari musicisti, anche con esperienze e formazioni artistiche differenti, per realizzare una performance di gruppo, in parte o completamente improvvisata, con o senza direzione.

L’obiettivo del seminario musicale di Terrafuoco è di riunire vari musicisti, anche con esperienze e formazioni artistiche differenti, per realizzare una performance di gruppo, in parte o completamente improvvisata, con o senza direzione.

http://pasqualeinnarella.it/home.html ; http://www.angeloolivieri.it/; myspace.com/francescopaolomanna

http://terrafuocoarte.wordpress.com/edizione_2011_2012/06_gennaio_2012-2/

luce al Centro sul concerto di Michele Vietri

dicembre 28, 2011

Giovedì 29 dicembre ore 20.00

Chiesa del Carmine – via Clausura Avellino

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili  Pagina Facebook

Giovedì 29 dicembre prodotto dal Teatro Carlo Gesualdo, il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Avellino ed in co-produzione con il Centro Culturale Camillo Marino di Avellino nell’ambito della rassegna culturale Terrafuoco, si terrà a partire dalle ore 20.00, presso la Chiesa del Carmine in via Clausura ad Avellino il concerto dell’Ezequiel TangoTrio di Michele Vietri.

Un intenso recital di tango-canciòn dal titolo “El Tango del Angel Muerto” con Michele Vietri voce cantante e narrante, Carmine Ionna alla fisarmonica ed Ivan Barbone al violino.

El Tango del Angel Muerto è uno spettacolo ideato da Michele Vietri, che propone una rilettura della forma tradizionale del tango-canciòn attraverso una scrittura di tango-teatro. La forma tradizionale del tango da cui parte lo spettacolo è legata al genio di Astor Piazzolla ed al poeta Horacio Ferrer, quando tra gli anni ‘60 e ‘70 si venne a creare una frattura tra i sostenitori del “tango classico” e quelli del “tango nuevo”. I due artisti iniziarono a comporre tanghi in forma di “ballata” dal chiaro contenuto sociale e seguendo una rinnovata ed innovativa chiave musicale.

El Tango del Angel Muerto è uno spettacolo ideato da Michele Vietri, che propone una rilettura della forma tradizionale del tango-canciòn attraverso una scrittura di tango-teatro. La forma tradizionale del tango da cui parte lo spettacolo è legata al genio di Astor Piazzolla ed al poeta Horacio Ferrer, quando tra gli anni ‘60 e ‘70 si venne a creare una frattura tra i sostenitori del “tango classico” e quelli del “tango nuevo”. I due artisti iniziarono a comporre tanghi in forma di “ballata” dal chiaro contenuto sociale e seguendo una rinnovata ed innovativa chiave musicale.

Le tematiche e lo stile surreale affrontato dalle opere di Piazzolla-Ferrer apportarono una enorme novità in uno stagnante contesto musicale e letterario, nel quale appariva che i versi del tango fossero già tutti stati scritti e la vena musicale completamente esaurita. Negli ultimi anni si assiste ad un rinnovato interesse per la rivoluzione musicale operata da Astor Piazzolla - ricordata come “tanguera nueva”- e  per le opere letterarie di Horacio Ferrer che, con il suo peculiare immaginario poetico, si distingue da qualsiasi altro autore precedente grazie una intensa e pura emozionalità ed un unico coinvolgimento intellettuale.

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“Mi chiedi amore mio che cos’è il tango e io folletto dell’asfalto ti dico:  Credo che il tango è  quello che suscita un garofano all’occhiello quando non ho i soldi per i garofani e vengo a trovarti.  Il tango è quando sui binari una colomba muore, come la persona che muore un po’ aspettando chi non è arrivato, credo che quello sia tango cara. Ed è tanguero il gatto donnaiolo che si burla della padrona zitella, ma non l’abbandona mai. Ed è tango il campanello che suona in una casa vuota, e sono tango gli occhi di chi ha suonato e se ne va indossando l’assenza. Credo che tango è un colpo d’ala per tutte le cose umili che non avranno mai le ali. Ed è il primo sorriso di chi raggiunge l’altra riva di un mare di pianto. Credo che il tango è quel silenzio di quando si sfiorarono tremando per la prima volta le nostre mani. Credo, amore mio che il tango rinasca tutti i giorni posato sull’orizzonte che conosce gli abissi del tramonto. Perché il tango detto al raggio di sole è come il saluto di un sordomuto con i monconi, senza nessuno da salutare. Forestiero del giorno, arriva il tango sulla groppa della prima gente che accende le luci e la notte gli tende la sua pallida e calda mano per farlo ballare. Gli uccelli che si radunano sugli alberi di ponente sono i chierichetti che annunciano il rito di tenebra del tango. Il tango fa colazione con croissants di pura luna che inzuppa nel caffè latte vero. Il tango va a dormire quando, prima di tutti i galli di Buenos Aires, canta un certo galletto di latta che guarda il sud per sempre, nella più alta cornice. Ed è anche tango, cara, ogni sporgere del sole dietro le tue spalle dove riconosco le mie notti più perfette. Credo che il tango è un naufrago nella città, ma il naufrago con più grinta. Non è triste il tango, ma serio, perché è il suono dell’anima in tutte le sue sfumature, ma sempre in re minore. Il tango ritrae nello stesso modo gli esseri comuni, gli avventurieri,i maledetti, i pazzi o i santi, ed è tragico, burlone, pittore,vendicatore, aereo, melanconico, quello che non è mai indifferente. Ma sono amari i tanghi profondi come è amaro il migliore mate, e il più profondo sospiro dell’amante amato che indossa la sua pena. Come l’amore il tango colpisce a meno di dieci metri o a più di diecimila chilometri. Credo che il tango è quell’ora blu delle domeniche quando smettono di fare chiasso per diventare seri lunedì. Come sta bene l’autunno al tango come i tuoi lunghi capelli di creola così bionda. Il tango è quelle risate senza motivo, pesciolini d’oro, nella profondità della vita”. Horacio Ferrer

luce al Centro sulla mostra fotografica di Bergamino-Cretella

dicembre 26, 2011

MERCOLEDI’ 28 dicembre ore 18:00 - Inaugurazione della mostra

Teatro Carlo Gesualdo – Foyer della Galleria II piano, piazza Castello – Avellino

Mostra fotografica di Antonio Bergamino e Francesco Saverio Cretella

dal 28 dicembre 2011 al 7 febbraio 2012 


La duplice mostra fotografica dal titolo “PresenzAssenza” e “Makrometamorfi” espone in anteprima una ricerca fotografica di A. Bergamino e F. Cretella con una raccolta di opere realizzate specificamente per la rassegna annuale di Terrafuoco.

PresenzAssenza di Antonio Bergamino è una raccolta di immagini realizzate tra le botteghe degli artigiani/artisti che vivono e lavorano sulla Collina della Terra ad Avellino intorno a piazza Duomo. Nel termine “presenza”, ci sono i luoghi, nel termine “assenza”, le persone che li vivono, o dovrebbero viverli, quotidianamente. Con una originale tecnica fotografica la tematica dell’abitare i luoghi della memoria prende forma in scatti che richiamano la fragilità della vita e l’incertezza del nostro presente. La leggera presenza della vita nella stratificata articolazione del Centro Storico ci costringe a riflettere e rivolgere uno sguardo più attento alle persone piuttosto che alle cose.

Makrometamorfi di Francesco Saverio Cretella presenta una collezione di immagini frutto di una lunga ricerca e rigoroso percorso artistico attraverso la fotografia del dettaglio della materia. A partire dall’originale mostra “i volti nella pietra”, nel corso della precedente edizione di Terrafuoco, Cretella ha intrapreso una strada di rappresentazione e di scoperta di forme antropomorfe all’interno della materia dei luoghi disabitati ed abbandonati. La pietra, il legno ed un vecchio tessuto abbandonato da anni sono apparentemente materiali inerti. All’interno la foto rivela la forma della vita; la vita che animava i luoghi e che ha impresso un’immagine indelebile negli oggetti. Il nostro occhio deve riabituarsi a vedere la vita in forme inusuali e Francesco Cretella ci aiuta con i suoi scatti, in questo percorso di ritrovata memoria, a vedere oltre le apparenze delle cose e ci ricorda che l’arte è essenzialmente la ricerca della semplicità e dell’inaspettato.

La mostra sarà aperta fino al 7 gennaio 2012 e sarà possibile visitarla la mattina dalle ore 10:00 alle 13:00 ed il pomeriggio dalle ore 17:00 alle 20:00.

luce al Centro sul concerto di Gianluca Di Donato

dicembre 26, 2011

MARTEDI’ 27 dicembre

Chiesa di Costantinopoli, Corso Umberto I – AVELLINO

ore 19.30 – Gianluca Di Donato in Concerto

Presentazione del disco “The sound from silence”

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PROGRAMMA del concerto – INGRESSO GRATUITO

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Giuseppe Domenico Scarlatti (Napoli, 26 ottobre 1685 – Madrid, 23 luglio 1757) |

Sonata in fa minore K. 466

  1. Andante

Sonata in si bemolle K.521

  1.  Allegro
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Robert Alexander Schumann (Zwickau, 8 giugno 1810 – Bonn, 29 luglio 1856) |

Arabesque op. 18

  1.    Leggero e teneramente
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| Ludwig van Beethoven (Bonn, 17 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827) |

- Sonata n. 14 in do diesis minore op.27 n.2 “ Al chiaro di Luna”

  1. Adagio Sostenuto
  2. Allegretto
  3. Presto Agitato

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| Franz Peter Schubert  (Vienna, 31 gennaio 1797 – Vienna, 19 novembre 1828) |

- Improvvisi op. 90 D. 899

  1. n.1 in do minore
  2. n.2 in mi bemolle
  3. n.3 in sol bemolle
  4. n.4 in la bemolle maggiore
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servizio concerto: Arena pianoforti – Manocalzati (AV) - http://www.arenapianoforti.it
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terrafuoco_2011_2012 | La luce al Centro

dicembre 18, 2011

Avellino vive da tempo un lento declino della sua parte più antica con la conseguente perdita della memoria storica. A questo fenomeno, che va avanti da molti decenni (anche prima del terremoto), attualmente, si contrappone un risveglio ed una riscoperta della identità collettiva. Il recupero del Castello, il progetto di piazza Duomo e di via Seminario e il ritrovato interesse per un luogo-simbolo come la ex Dogana dei Caracciolo, testimoniano il bisogno di “conoscere” e “riconoscere” quelle che sono le vere radici cittadine. Questo processo trova un proseguimento concreto ed immediato nella creatività proposta da importanti artisti avellinesi di riconosciuto valore, offrendo loro la possibilità di esprimere il “Fuoco” della loro arte nelle storiche e suggestive architetture della collina della Terra.

Il “ritmo a passo lento” ed un focus sugli “artisti che vivono e lavorano sulla Collina della Terra”, temi che hanno caratterizzato le precedenti edizioni della Manifestazione, quest’anno si coniugano con la volontà di coinvolgere gli spazi pubblici di relazione del Centro Antico con l’obiettivo di restituire al cuore della Città il suo ruolo di attrattore e catalizzatore di idee, scambi culturali ed emozioni.

La “Luce al Centro”, oltre che una metafora legata all’intenzione di riaccendere l’interesse dell’intera Città sui luoghi della memoria, è un programma di azioni mirato a coinvolgere forme d’arte di avanguardia e diverse generazioni di artisti in un laboratorio comune di idee ed azioni concrete sull’antico luogo di origine della Città.

TERRAFUOCO unisce il luogo delle origini, ovvero la collina della TERRA, dove nacque la nuova Avellino dopo la distruzione dell’Abellinum Romana, ed il FUOCO, l’elemento simbolico onnipresente in tutta l’Irpinia nel periodo invernale.

programma generale

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